2019, un anno di trasformazione digitale raccontato da Societing 4.0

Avevo l’idea di scrivere un libercolo o un lungo post che desse uno sguardo possibile sui fatti della contemporaneità e che presentasse le elaborazioni più recenti e le esperienze che stiamo realizzando all’interno di Societing 4.0, un programma di ricerca-azione sulla social digital transformation che ho il piacere di dirigere all’Università Federico II di Napoli. Ma forse non è ancora il tempo, allora ho preferito coinvolgere tutto il team di lavoro per mettere insieme una raccolta di 36 articoli (12, uno al mese, per tre sezioni) tra quelli che abbiamo letto durante tutto quest’anno e di condividerli con tutti voi in un pdf che potete scaricare liberamente qui. Il regalo di fine anno di Societing 4.0.

Attraverso una selezione degli articoli che abbiamo letto in questo 2019, raccontiamo di noi, del nostro lavoro e delle trasformazioni del nostro contemporaneo.

A partire dagli argomenti selezionati: intelligenza artificiale, robot, tecnologie, innovazione; agrifood, cibo, agritech; pmi, industria 4.0.

Si tratta di macro-temi che sono coerenti con la nostra missione: studiare e sperimentare un modello di sviluppo, trasformazione e innovazione che sia sostenibile per le specificità socio-economiche dell’Italia, con un approccio che considera insieme l’innovazione sociale e l’innovazione tecnologica.

Dalla lettura dei 12 articoli che abbiamo scelto riguardo il nostro sistema economico e produttivo, osserviamo la presenza di una realtà imprenditoriale tutto sommato vivace, anche se a volte spaesata che, grazie alla spinta creativa e adattiva di molti imprenditori – valorizzando anche gli asset dei nostri territori e con il supporto del sistema della conoscenza e della formazione – potrebbe definire una trasformazione coerente con il Green New Deal europeo, orientandosi verso un modello di sviluppo originale.

I nuovi modelli di sviluppo

Un modello nuovo e insieme più allineato alle nostre caratteristiche storico-culturali, che potrebbe presentare una valida alternativa a quel modello Silicon Valley che, come dice Adam Arvidsson in uno degli articoli, è in crisi per assenza di fantasia.

Adam chiude l’articolo dicendo “Se il modello Silicon Valley  si sta esaurendo  è soprattutto per questo motivo, manca un’idea di che tipo di mondo costruire con le tecnologie digitali, un’idea di un futuro diversa dal presente”.

E noi abbiamo un’idea alternativa a questo modello americano che descrivo nel mio articolo di dicembre 2019 pubblicato su NOVA de IL Sole 24 Ore, dove ho presentato alcuni punti-chiave del modello mediterraneo di Societing 4.0 (che ha al suo interno la task force RuralHack e il progetto PidMed.

Questo modello è un’idea, un percorso, una scommessa, una performance, che si chiude con un punto interrogativo e che chiama chiunque lo voglia a farsi intelligenza collettiva contribuendo alla risposta.

Questo modello analizza, sperimenta e supporta attività di ricerca, progetti e servizi, immaginando che tutte le tecnologie evolute (big data, robotica, stampanti 3d, intelligenza artificiale…) possano servire contesti come quello italiano – fatto da miriadi di imprese – con l’idea di piegare le tecnologie al benessere della società producendo un effetto positivo (e migliorativo) per le persone e le comunità.

Nel modello mediterraneo le tecnologie non sono per forza causa di alienazione ed allontanamento dalla tradizione, dalla ruralità, dall’artigianalità della produzione ma possono diventare il mezzo per immaginare insieme ai giovani, agli artigiani, alle piccole imprese, agli imprenditori sociali, alle startup, alla ricerca 4.0, alle comunità, alle istituzioni, un senso diverso della produzione, del lavoro, dell’ambiente e della società diventando, quindi, la chiave dello sviluppo sostenibile, a tutela della biodiversità, dell’ambiente e delle persone.

Una prospettiva simile, per altro a quella giapponese di Society 5.0 che si fonda sull’idea che sia la tecnica a doversi umanizzare e non, viceversa, l’uomo ad essere tecnologizzato. Il concetto di base è una più stretta convergenza fra spazio virtuale e spazio fisico, liberando l’uomo da tutta una serie di attività lavorative alienanti, scomode e poco agevoli, abilitandolo ad attività più consone al suo status di “essere umano”.

D’altra parte dobbiamo affrontare la grande  complessità di modelli di business, come quelli delle Big tech, che consentono di tenere insieme principi ineccepibili (gratis per tutti, facili connessioni, occasioni di internazionalizzazione economiche per le imprese, …); e poteri enormi che stanno rapidamente divorando fette di valore economico e spazi sempre più ampi occupati dai diritti, con effetti critici sulla redistribuzione della ricchezza e sui sistemi democratici.

Le Pmi italiane

A questo proposito, tra i 36 scelti sono interessanti due articoli, in particolare: quello firmato direttamente da Mark Zuckerberg e quello che presenta i dati, tutti in forte ascesa, del Made in Italy sulla vetrina di Amazon.

Nel primo vengono elencati i principi “buoni” del modello di business di Facebook e nel secondo vengono presentati alcuni dati relativi alle Pmi che si appoggiano alla piattaforma Amazon.

Ad aprile 2019 si parla di 12mila Pmi, che arrivano al colosso del marketplace attraverso accordi con associazioni di categoria locali. Con un aumento del giro d’affari di questo nuovo canale dell’export ancora non molto battuto dalle nostre imprese – spesso restie ad affacciarsi al mondo dell’eCommerce – che solo per Amazon ha raggiunto la cifra tonda di 500milioni e che fa presagire la possibilità di superare il miliardo di euro di beni italiani esportati nel mondo, entro il 2020.

Una storia importante, ancora tutta da scrivere, che riguarda le potenzialità del mercato, lo strapotere di queste grandissime imprese e di chi le possiede e gli strascichi di disuguaglianza e riduzione dei diritti che il turbocapitalismo si porta dietro.

Il Green New Deal europeo

A questo proposito è interessante la proposta di un Green New Deal dell’Europa che sia anche digitale #DigitalGreenNewDeal.

L’Europa, secondo questa visione, deve giocare un ruolo importante per recuperare la sua sovranità tecnologica e proporre una politica di innovazione ambiziosa e democratica. In questa prospettiva il Green New Deal, con le sue istanze di riprogettazione delle infrastrutture e dei modelli di business è una grande occasione per l’applicazione delle tecnologie digitali.

Tutto questo ha molto a che fare con uno degli eventi dell’anno che ha catalizzato l’attenzione del mondo: la “protesta dei ragazzini”. Un unico ideale corteo che venerdi 15 marzo 2019 ha raccolto i giovani di tutto il mondo nelle piazze delle loro città e ha fatto salire un grande urlo: #SaveThePlanet!

L’allarme è comprensibile: la FAO ha lanciato a febbraio il primo rapporto globale sullo stato della biodiversità che presenta preoccupanti prove riguardo l’imminente scomparsa della biodiversità che sta alla base dei nostri sistemi alimentari, mettendo a rischio il futuro dei nostri alimenti, dei mezzi di sussistenza, della salute umana e dell’ambiente.

Una volta perduta, avverte il rapporto, la biodiversità alimentare e agricola – vale a dire tutte le specie che supportano i nostri sistemi alimentari – non può essere recuperata.

Anche in questo caso, lo strapotere del sistema agroalimentare ha effetti molto negativi sull’ambiente e sul mercato. Poche gigantesche multinazionali, infatti, controllano più della metà del mercato trasformando il modo in cui funziona il commercio internazionale: decidono cosa si dovrà coltivare e orientano le nostre abitudini alimentari. E così viviamo in un mondo dove 2 miliardi di persone sono sovrappeso e 850 milioni sono denutriti.

Secondo l’economista Raj Patel ci sono segni di speranza però, come il fatto che sempre più persone stanno capendo che la nostra dieta deve cambiare.

I buoni propositi per il nuovo anno

Non c’è momento più simbolico della fine di un anno per chiedersi quali saranno i buoni propositi per l’anno in arrivo. Quelli di Societing 4.0 sono questi: studiare, sperimentare, discutere.

“Le idee e i riferimenti che proponiamo sono per noi possibilità, punti interrogativi, occasioni, che ci piace condividere con tutti coloro che decidono di aderire ad un’ipotesi da costruire. Insieme”.

Scarica qui gratuitamente la strenna natalizia duemiladiciannove 4.0: “Un anno di trasformazione digitale in 36 articoli”.

 

Source: marketing

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