“Il concetto di underground è stato rovesciato dai social media”, così Paola Zukar ci racconta la musica oggi

Oggi siamo abituati a sentire parlare di rap e ascoltare nel mainstream successi e dischi d’oro ma sappiate che è anche grazie a Paola Zukar se tutto questo è stato possibile.

 

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Alleanza Latina dal 1991. 💎™

Un post condiviso da zkr (@bigpicturemgmt) in data: 23 Ago 2018 alle ore 6:53 PDT

Chi è Paola Zukar

La sua passione è iniziata nel 1980, quando a 12 anni, a casa del suo amico Riccardo è rimasta incantata dal videoclip “Rapper’s delight” degli Sugarhill Gang! Le sembrava di assistere ad un atterraggio alieno nei sui pensieri, ma ne rimase subito colpita. Poco dopo decise che le strade della sua Genova sarebbero dovute diventare come quelle del film Breakin’ come a Los Angeles o a New York!

Come racconta nel suo libro Rap, una storia italiana: “Thomas Edison ha detto ‘Genius is 1% inspiration, 99% perspiration’: 1% di ispirazione e 99% di sudore, fatica, lavoro, anche quello noioso”. ed è così che la descriverei.

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Aelle Magazine – Alleanza Latina

Passione e tenacia l’hanno portata ad essere parte del team di una rivista culto, Aelle Magazine: il magazine dedicato al rap e all’hip hop, l’unica fonte di informazioni per b-boys e fly-girls in un’epoca in cui non c’era internet.

Alleanza Latina era l’unico faro nel buio: uscite discografiche, classifiche, nuovi artisti, richieste di collaborazione, eventi e jam. L’hip hop era una nicchia, era underground ed era davvero difficile tenersi aggiornati.

Il rap è stato malvisto per decenni oserei dire, con il suo linguaggio per natura scomodo e ribelle.

Citando nuovamente il suo libro, le parole di Neffa sono emblematiche per rappresentare la situazione dell’epoca:

Non hai mai fatto un tour, se non hai mai fatto un tour senza hotel!

Ma Paola non si è mai fermata e nel 2005, sgomitando con perseveranza e competenza, ha dato vita a Big Picture Management che produce artisti come Fabri Fibra, Marracash e Clementino. Oggi collabora con diverse case discografiche come consulente artistica.

TRX Radio

L’ultima grande novità partorita dalla sua mente è TRX RADIO: un’app che trasmette gratuitamente h24 musica rap. La web radio è nata nel 2018 e a dicembre 2019 ha avviato una partnership con Radio Italia, che ne ospita gli studi a Cologno Monzese.

TRX è la prima radio hip hop italiana. Con il suo payoffIL RAP PER CHI NE SA”, ha scardinato ogni precedente algoritmo a cui eravamo abituati, dando le redini della rotazione musicale ad un team d’eccezione: Fabri Fibra, Marracash, Clementino, Ensi, Guè Pequeno e Salmo affiancati da esperti del settore under 25.

 

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Gli Eroi di TRX Radio.🦖 #trxradio

Un post condiviso da TRX Radio (@trxradio) in data: 5 Dic 2019 alle ore 2:09 PST

Abbiamo fatto alcune domande alla signora del rap che ha strappato la musica e la cultura hip hop dai circuiti dell’underground per portarla davanti al grande pubblico ed ecco cosa ci ha raccontato.

Il mercato discografico, la tecnologia e la musica

La generazione dei millennial ha comprato tanti album originali (e non) e oggi paga con il sorriso Spotify. Dal punto di vista privilegiato del professionista del settore, com’è cambiato il mercato discografico negli ultimi dieci anni, al di là delle innovazioni tecnologiche?

In realtà in Italia tanti album originali non si sono mai venduti, più che col sorriso si paga col Family!

«Ci sono sempre pochi soldi in Italia per comprare la musica, è sempre stato un mercato un po’ “poverello” anche se effettivamente adesso, grazie alla semplicità con cui hanno costruito le interfacce Apple Music e Spotify, gli abbonamenti sono visti abbastanza bene, anche se i numeri sono minori rispetto a quelli dell’Europa e dell’America.

Negli ultimi dieci anni il mercato discografico è cambiato totalmente come tutto, con la penetrazione di internet quasi in ogni campo. Le innovazioni tecnologiche hanno rivoluzionato completamente il mercato, tanto più quello discografico.

Attualmente è un mercato interessante, migliore rispetto a dieci anni fa. Offre molte più possibilità, una distribuzione più fluida, semplice e dà anche molte più chances ai nuovi artisti di affermarsi e di provarci. Il panorama del 2010 soffriva tanto di pirateria e del fatto che le innovazioni dell’epoca non avevano ancora completamente sostituito la pirateria.

È un mercato molto florido quello di adesso, più florido per le discografiche che per gli artisti. Per fare delle economie interessanti discograficamente parlando, occorrono dei numeri molto imponenti. Ancora non siamo arrivati ad una giustizia economica per gli artisti, che per fortuna hanno i live e molte altre cose per compensare».

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TRX RADIO è un po’ il nuovo Aelle Magazine, ma adattato ai nuovi mezzi: veloce fruibile sempre e complementare alle piattaforme di streaming. Da cosa nasce questa scelta?

«Siamo complementari alle piattaforme di streaming e questa è una scelta: proporci come curatori della musica dove non c’è curation al di là delle playlist presenti sulle novità e le classifiche e degli essential su determinati artisti.

Credo che sia importante in questo mare infinito di musica creare una voce, un nome, un brand (in questo caso TRX) che ti garantisca che quello che stai ascoltando ha una rilevanza, non solamente di numeri, ma di gusto e di cultura ed è questo il motivo che ci ha spinti a creare TRX. Bello il paragone che fai con Aelle, in un certo qual modo c’è un legame».

L’importanza del marketing nel mercato discografico

Sono lontani anni luce i tempi in cui per conoscere realtà che andassero oltre il proprio spazio fisico e geografico bisognava partecipare a jam o avere il lusso di ascoltare da amici di altre città cose nuove, quando era tutto molto “underground”. Oggi invece quanto conta il marketing e quanto il talento? Potremmo dire che ci sono più artisti o più “fenomeni”?

«Questa è una domanda interessante alla quale per rispondere non so se ciò che ti dico è giusto. Di sicuro i social media influenzano tantissimo la percezione nel pubblico dell’artista. Ci sono stati, ci sono e ci saranno tantissimi fenomeni scambiati per artisti quando è più il marketing che non il talento vero e proprio. C’è da dire però che una giustizia c’è sempre: nel lungo periodo i fenomeni tendono a svanire e gli artisti tendono a confermarsi, quindi direi che è solo un segno dei tempi il fatto che ci si possa affermare solo grazie ad un grande potere comunicativo che non sempre si riflette nella musica.

Quello che è vero relativamente ai social media è che l’underground non esiste più, è più uno stato mentale che non effettivamente una situazione. Oggi qualsiasi cosa che nasce come underground può potenzialmente, nell’arco di una notte, diventare mainstream il giorno dopo grazie alla condivisione, alla viralità. Quindi il concetto di underground è stato rovesciato da social media e condivisione».

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Il vinile: un feticcio della cultura hip hop

L’ album di Marracash “Persona” è stato al primo posto della classifica delle vendite degli album in vinile (supporto fisico – fonte FIMI). Nella cultura hip hop c’è ancora il culto del disco che da sempre è simbolo e feticcio della musica rap o si tratta di un vero e proprio trend?

«Sì, effettivamente credo che sia nel rap che si vendano più dischi fisici in formato vinile. Sì, è un po’ feticcio però penso che si tratti anche di un trend. A me piacerebbe conoscere (ma non l’ho mai vista) una statistica di quante persone che acquistano un vinile hanno poi effettivamente il giradischi.

Non so dirti se i vinili corrispondano ai giradischi. Forse tanti li comprano per collezionarli, poi li ascoltano sul telefono o in macchina, ma penso che non corrisponda a un ascolto com’era una volta. Però rimane sempre un bell’oggetto, forse il più bello.

Io personalmente nella classifica dei formati più belli (escludendo l’mp3  che è un formato liquido) metterei al primo posto il vinile seguito da cassetta e cd, non sono mai stata mega fan del cd, non è un oggetto molto bello e invece la cassettina e il vinile sono belli in sé».

I social network e il futuro del rap

Parliamo di social: quanto è grande il team che gestisce i canali social di Marracash? Con quanto anticipo si organizza un piano editoriale?

«La password dell’account di Marra ce l’ha solo lui! L’account lo gestisce lui. È chiaro che c’è uno studio per la produzione dei materiali, ma tutto quello che leggi è scritto da Fabio anche perché ha una scrittura talmente particolare che anche se gli puoi dare dei suggerimenti, degli spunti, poi li sviluppa sempre lui perché non vuole giustamente che qualcuno possa pensare che non li ha scritti lui.

Il piano editoriale si applica per il lavoro perché Fabio usa i social per lavoro, al netto di qualche sporadico post o storia di qualche sua vacanza, c’è una domination del lavoro, non troverai molte cose personali perché non li vive così i social.

La pianificazione si fa assieme al team di produzione (foto/mini video) dell’agenzia Cantera, molto bravi, adatti e sensibili a quello che Fabio vuole dire e al modo in cui lo vuole dire e quindi credo che abbia funzionato molto bene il nostro piano editoriale».

Il rap è arrivato sgomitando nel mainstream. E ora? Previsioni per il futuro? 

«Il rap è qui per rimanere! Non so in quale modo perché è tutto ciclico, ci sono dei momenti in cui le cose vanno di più o di meno, il mercato sarà in espansione o arriverà un’involuzione. Di sicuro il linguaggio è qui per restare perché è veramente molto adatto ai tempi attuali, li racconta molto bene quindi resterà.

Però come vedi negli anni si è molto trasformato: le melodie sono entrate prepotentemente con la trap negli ultimi anni, quindi effettivamente subisce delle modifiche importanti ed ovviamente ci stanno; si aggiungono nuove generazioni, artisti e ognuno porta il suo, nuovi Paesi, nuove visioni del genere e quindi è un cammino molto affascinante quello del rap.

Il rap ha compiuto da poco 40 anni e credo che sia più forte che mai, anche in Italia, essendo stato capace di adattarsi alla cultura italiana. Ormai è radicato e quindi resterà».

Source: marketing

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