Lo spreco alimentare ha un costo economico e ambientale, ma qualcuno prova a creare modelli nuovi

  • Lo spreco del cibo ammonta a circa 15 miliardi di euro l’anno, un problema con ripercussioni non solo economiche ma soprattutto ambientali
  • Le aziende che studiano processi alimentari innovativi  per rispondere a questa urgenza sono molte e tra queste scopriamo più da vicino Treasure8

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Sapete che ogni anno sprechiamo cibo pari ad un valore di 15 miliardi di euro? Buttiamo 36 kg di cibo nel cestino di casa. Un danno non solo economico, ma soprattutto ambientale poiché quel cibo non consumato, corrisponde a ben 24.5 milioni di tonnellate di CO2.

Ci deve far pensare il fatto che la colpa non è solo della grande distribuzione o delle mense aziendali (scuole, ospedali, società) o della filiera agroalimentare. Il vero problema siamo noi. Secondo i dati Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations) del 2018, oltre la metà dello spreco di tutto il cibo (54%)  avviene tra le mura delle nostre abitazioni.

Non produrre di più, ma smettere di sprecare ciò che abbiamo

Spesso sentiamo anche parlare su quanto “extra” dovremo produrre, per raggiungere i 9,6 miliardi di persone stimati entro il 2050. Tuttavia, non abbiamo abbastanza notizie su ciò che viene fatto per risolvere il problema degli sprechi alimentari. Evidentemente, la sfida non è produrre “extra” per far crescere la popolazione, ma smettere di sprecare ciò che abbiamo.

Abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili e scalabili che funzionino per tutti i tipi di rifiuti alimentari, dai rifiuti agricoli ai rifiuti di tutti i gironi. Ecco dove Treasure8 interviene con il suo processo “Re-Harvest“. Come suggerisce il nome, questa azienda di tecnologia alimentare converte i rifiuti alimentari in ingredienti e prodotti di valore, gustosi e nutrienti. Un’azienda che affronta lo spreco alimentare globale non solo cercando di eliminarlo, ma anche trasformandolo in una risorsa utilizzando la disidratazione.

Fondata da Timothy Childs, questa azienda utilizza un approccio basato sulla tecnologia, al fine di convertire i rifiuti alimentari in prodotti alimentari sostenibili con ingredienti che mantengono i componenti nutritivi intrinseci.

Dalla NASA al cioccolato: le ambiziose soluzioni per lo spreco alimentare

In precedenza, Childs insieme a TCHO, azienda produttrice di cioccolato, ha contribuito a far evolvere gran parte della catena di approvvigionamento del cacao e a migliorare la vita di molti soggetti coinvolti nel processo. Quindi ha fatto un ulteriore passo avanti nel suo lavoro e ha utilizzato il suo approccio innovativo per migliorare l’assunzione di sostanze nutrienti per tutti gli astronauti membri dell’equipaggio di Spaceship Earth.

Uno dei problemi più gravi da affrontare in questo momento storico, è quello dell’industria alimentare in termini di innovazione.

Le evidenti inefficienze, insieme a un atteggiamento che si potrebbe definire “attendista” rispetto al problema dello spreco alimentare, stanno contribuendo ad aumentare i grandi problemi legati all’alimentazione, come il diabete, l’insicurezza alimentare e la scarsità di cibo denso di nutrienti.

Con l’aiuto del suo avvocato Rob Townsend, Childs ha ideato un modello aziendale, una holding che offre agli investitori e ai membri del team l’opportunità di trarre vantaggio da questa situazione di spreco alimentare mondiale.

Per come la vediamo noi, lo spreco alimentare globale, in generale, è una sfida estremamente grande, altamente complessa, multidimensionale e costantemente fluida. Noi vediamo il sistema alimentare come se fosse un sistema energetico. In poche parole, il cibo è energia immagazzinata e il nostro compito è quello di prevenire che questa risorsa energetica venga dissipata in modo inefficiente.

Questa prospettiva trasforma lo spreco di cibo da un problema in una soluzione, che Childs chiama “Rivoluzione delle risorse”.

L’azienda impiega diverse tecnologie e processi volti ad avere un impatto sistemico e scalabile sullo spreco alimentare con un considerevole contributo al cambiamento climatico. Una di queste è la sua tecnologia brevettata di “tranciatura a secco a infrarossi“, un metodo economico per sbiancare e disidratare i prodotti, preservando al tempo stesso le sue qualità nutrizionali. Questo sistema previene efficacemente la dannosa produzione di metano degli alimenti in fermentazione che vengono sprecati in post-produzione e crea un ingrediente di base nutriente che può essere utilizzato nei prodotti.

Prodotti interi come mele marcescenti o leggermente danneggiate, per esempio, possono essere trasformati in patatine. Dice Childs:

Abbiamo una tecnologia superiore che ci permette di catturare la nutrizione in modo da conservarla per un uso successivo e darla alle persone che ne hanno bisogno, sia che si trovino nel bel mezzo di un deserto o nel centro della città. Ciò significa che una volta risolto un flusso di rifiuti alimentari in post-produzione o sul campo, possiamo adattare quella particolare soluzione con diversi partner globali in tutto il mondo ad altri mercati con gli stessi flussi di rifiuti, per creare un impatto massiccio, scalabile e autosufficiente.

Attualmente, questo processo viene messo in atto con gli scarti di post-produzione derivanti dalla spremitura di succhi, birra, vino e tofu, e ci si sta avventurando nella cannabis e nella biomassa di canapa, per la quale esistono una serie di tecnologie brevettate.

Dall’essiccazione ad aria calda al congelamento e liofilizzazione, la Treasure8 ha una tecnologia unica nel suo genere che ha il potenziale per rivoluzionare l’industria alimentare nel suo complesso.

L’azienda da sola sta facendo passi da gigante nel settore alimentare riciclato, che oggi si dice sia un settore da 46 miliardi di dollari. Tuttavia, come afferma Childs, il problema degli sprechi alimentari è troppo grande per essere affrontato da un’unica entità. 

Vogliamo che più persone si uniscano a noi in ciò che stiamo facendo: i problemi globali non possono essere risolti da una sola società e purtroppo siamo in un settore dove non c’è tempo da perdere.

La buona notizia è che molte società, enti (anche governativi), istituzioni finanziarie ecc. stanno accettando la sfida e stanno iniziando a riordinare le proprie priorità così da poter includere le questioni relative allo spreco alimentare.

L’economia dello spreco alimentare

La riduzione degli sprechi alimentari è diventata una priorità politica negli ultimi anni poiché molti studi dimostrano che una quantità significativa di cibo viene sprecata in diverse fasi della catena di approvvigionamento alimentare. Tuttavia, gli impatti economici della riduzione degli sprechi alimentari non sono ancora ben studiati poiché la maggior parte degli studi in letteratura ignora i costi e gli effetti di ritorno.

Una recente relazione della Commissione Europea in materia di riduzione degli sprechi alimentari ha voluto appunto fare chiarezza su questo aspetto: analizzare gli impatti economici della riduzione degli sprechi alimentari nell’UE-28 sia in un contesto globale che regionale, per sostenere il processo decisionale dell’UE in materia di riduzione degli sprechi alimentari.

Quindi, è stata simulata la riduzione degli sprechi alimentari nei settori della trasformazione alimentare con due diverse ipotesi di costo. Innanzitutto, supponendo che il costo della riduzione degli sprechi alimentari sia uguale ai risparmi monetari per l’industria di trasformazione alimentare; e in secondo luogo, supponendo che il costo della riduzione degli sprechi alimentari sia doppio rispetto ai risparmi derivanti dagli sprechi alimentari.

Gli scenari ipotizzano una riduzione degli sprechi alimentari pari al 5% solo nei settori della trasformazione alimentare, portando ancora una volta a sottolineare la necessità di un impegno globale e che parta dall’impegno individuale di ciascun cittadino.

Source: marketing

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