Sopravvivere nell’era digitale diventando “indistraibili”

  • Il modo di lavorare con le nuove tecnologie è cambiato: scopri il segreto per ritrovare l’equilibrio
  • Bombardati da continui stimoli, fatichiamo a focalizzarci su una singola cosa
  • Diventare “indistraibile” è il nuovo super potere da acquisire per non farsi sopraffare dalla tecnologia

 

La continua crescita delle nuove tecnologie ha cambiato non solo l’approccio alla maggior parte dei lavori che svolgiamo, ma ha anche ridefinito il concetto stesso di lavoro. Abbiamo la possibilità di lavorare ovunque e in qualsiasi momento del giorno e della notte. Non abbiamo più bisogno di star seduti alla nostra scrivania per essere rintracciati da un collega, basta una mail. In fondo tutto questo sviluppo tecnologico ci consente di avere il massimo controllo sul nostro lavoro, di velocizzare i compiti, di ottimizzare i tempi.

Ma è davvero così o abbiamo definitivamente spezzato quella linea sottile tra vita privata e professionale?

Come ci approcciamo alle nuove tecnologie

Pensateci bene. Il nostro turno lavorativo è finito e a breve comincerà la nostra lezione di pilates. Prendiamo il borsone per andare in palestra e il telefono comincia a squillare. Lo ignoriamo ma non smette di suonare. Chiamate, email, messaggi. Dov’è finito il tempo libero, il diritto di non essere disturbati? Possiamo evitare di rispondere, ma siamo online anche fuori dall’ufficio. Smartphone, tablet, notebook hanno reso accessibile tutto, semplificando impegni e commissioni ma, se non usati correttamente, tolgono una cosa fondamentale: il tempo.

Come possiamo sfuggire a tutto questo, essere al passo coi tempi e non perdere i nostri di tempi? Scaviamo un po’ più a fondo per comprendere i veri problemi del binomio lavoro-tecnologie.

Come ci approcciamo al lavoro

Il vecchio modo di lavorare, quello “analogico”, era molto incentrato sul luogo. Potevamo portare il lavoro a casa, rifinire qualcosa, correggerlo, ma c’era l’ufficio con il telefono, il fax per scambiare le informazioni con i colleghi, i clienti e i fornitori. Le riunioni da fare, faccia a faccia, per stipulare contratti importanti. Adesso abbiamo la possibilità di lavorare da remoto, siamo disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Possiamo organizzare conferenze con chiunque e in qualsiasi momento della giornata attraverso strumenti di web conferencing.

A colpo d’occhio, sembra positivo, massima flessibilità del lavoro per risultati migliori. Cambia tutto e crediamo di avere gli stessi orari. Si comincia alle 8/9 del mattino, c’è la pausa pranzo, si ricomincia e si torna a casa prima di cena. Ma una volta tornati, controlliamo la mail, poi un’occhiata ai documenti, un consulto veloce all’agenda. L’orario lavorativo subisce un’estensione e nemmeno ce ne rendiamo conto, perché è diventata un’abitudine controllare i messaggi mentre siamo sotto le coperte, con un occhio mezzo aperto e l’altro chiuso.

In virtù di questo, molti manager stanno modificando la propria politica aziendale, intensificando la qualità del lavoro, riducendo l’orario, passando dalle classiche 8 ore a 5 ore. Un esempio?

L’imprenditore tedesco Lasse Rheingans ha acquistato una piccola società di consulenza tech, modificando l’orario e lasciando inalterati stipendi e ferie. I dipendenti della società Rheingans Digital Enabler, iniziano a lavorare alle 8 e staccano alle 13. Lavorano 25 ore a settimana senza essere distratti dai cellulari o dai colleghi. Le mail possono essere controllate massimo 2 volte al giorno, e le riunioni durano circa 15 minuti. In questo modo, i dipendenti realizzano gli stessi livelli di produttività di chi lavora 40 ore settimanali, ma il risultato migliora: i lavoratori sono più sereni, e l’orario ridotto genera appeal per i nuovi, giovani talenti.

Altre soluzioni riguardano lo smart working, che permette ai dipendenti di lavorare in modo flessibile e di non essere sempre fisicamente in azienda, proprio grazie all’apparato delle tecnologie che ci permettono di essere raggiungibili ovunque. La soluzione è molto apprezzata soprattutto dai Millennial. Essendo cresciuti con cellulari, tablet e smartphone, sono stati i primi a servirsene per il lavoro senza sentirsi “contaminati” da qualcosa di estraneo, incomprensibile. Non hanno troppi problemi se vita privata e lavorativa si mescolano. Controllano le mail prima che si alzino dal letto la mattina, fanno shopping online mentre sono al lavoro, scambiano messaggi con i loro datori di lavoro dopo le 20, recuperano e riguardano progetti anche dopo gli orari lavorativi, perfino la domenica.

Le nostre abitudini lavorative devono cambiare

Le tecnologie hanno velocizzato molti processi, hanno modificato il modo di lavorare ma siamo ancora legati ai vecchi orari, a procedure standard. Tutto questo perché esiste ancora una certa riluttanza al cambiamento e all’innovazione.

I processi sono più importanti del risultato

Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, ha affermato che il processo è diventato il proxy del risultato che si desidera. Dopotutto se si svolge correttamente una procedura, passo dopo passo, sarà impossibile sbagliare. Tuttavia, seguire la procedura così meticolosamente è inefficiente e ci fa perdere il contatto con l’obiettivo originale.

“Groundhog Day”, ossia il giorno della marmotta

In America la tradizione vuole che in questo giorno si debba osservare il rifugio di una marmotta. Se l’animale sbuca fuori dalla tana e non riesce a vedere la sua ombra perché il tempo è nuvoloso, l’inverno finirà presto. Se invece vede la sua ombra, perché è una bella giornata, si spaventerà e tornerà di corsa dentro, e l’inverno continuerà per altre sei settimane. Una tradizione che si ripete, un pronostico. Un procedimento che è sempre lo stesso, da secoli.

Andrà bene per la marmotta ma non per noi. Se abbiamo un problema e lo affrontiamo sempre allo stesso modo, ottenendo scarsi risultati, vuol dire che è arrivato il momento di cambiare approccio. I metodi nuovi, diversi da quelli tradizionali, vengono adottati quando questi ultimi falliscono. Si attacca l’efficacia dell’innovazione invece del ritardo impiegato per utilizzarla. 

La soluzione? Più libertà e responsabilità

La flessibilità promessa dalle tecnologie non è mai arrivata, o almeno non abbiamo ancora capito come sfruttare tutto questo potenziale a nostro vantaggio. L’era digitale è qui, la tecnologia fa parte di noi, ma non possiamo farci sopraffare. Dobbiamo creare un nuovo equilibrio tra lavoro e vita privata, sfruttando in modo intelligente le tecnologie. La prima cosa da fare è quella di rivedere il nostro concetto di libertà e controllo.

Crediamo che più siamo controllati meno libertà abbiamo. Viceversa, abbiamo più libertà quando siamo soggetti a un minor controllo. C’è un compromesso che ci costringe a sceglierne l’uno o l’altro. Ma le aziende più innovative non la pensano così.

Maggior controllo non significa necessariamente perdere la libertà.

Il nostro modello è quello di aumentare la libertà dei dipendenti mentre cresciamo, piuttosto che limitarli per continuare ad attrarre e nutrire nuove persone, quindi abbiamo una migliore possibilità di successo nel tempo.

Recita la presentazione di Netflix sulla sua cultura aziendale.

Cosa vuol dire al mondo Netflix? Più controllo può significare anche più libertà. 

Più controllo deve portare a più flessibilità, indipendenza e responsabilità. Per adattare il modo di lavorare alle possibilità offerte dalle innovazioni digitali, bisogna far propria la politica di libertà e responsabilità. Questo è l’unica strada per le aziende per innovarsi velocemente e rendere tutti più felici e realizzati. Investire le proprie risorse in tecnologie non basta, bisogna accettarle e usarle senza diventare automi, riavvicinarsi ad un’umanità che stiamo lentamente perdendo.

Come creare, quindi, il giusto equilibrio tra vita lavorativa e vita privata?

1. Capire dove, come e quando si lavora meglio

Spesso non è la mole di lavoro a crearci disagio, ma il luogo, le procedure da seguire o gli orari. Lavoriamo meglio a casa o in ufficio? Se possiamo lavorare in qualsiasi luogo, accedere ad un documento a qualsiasi ora, perché non sfruttare le tecnologie a nostro vantaggio? Magari ci concentriamo di più in un luogo isolato, che sia la nostra casa o un angolo in biblioteca, oppure tra la folla, in un bar mentre sorseggiamo un caffè. La cosa importante è trovare il proprio equilibrio e questo è un modo smart di usare l’innovazione.

2. Pensare in modo critico

La solita prassi nello svolgere i nostri compiti non è più efficace? Benissimo, le tecnologie ci offrono novità e processi differenti. Il pensiero critico ci aiuta a valutare e migliorare i nostri processi lavorativi, adattandoli costantemente alle realtà mutevoli dell’era digitale. Usiamoli in modo consapevole e magari il risultato sarà una piacevole sorpresa.

3. Essere creativi

Come diceva Albert Einstein, la creatività è intelligenza che si diverte. E allora siamo creativi! Per essere innovativi bisogna pensare fuori dagli schemi, andare oltre l’ordinario e smetterla di fare affidamento sui metodi che abbiamo collaudato milioni e milioni di volte. Non siamo macchine, è insoddisfacente, noioso e pericoloso abituarsi alla routine. La creatività aiuta a ridefinire il lavoro e ad innovarlo. Abbiamo tutti bisogno di essere più creativi se vogliamo affrontare la flessibilità, la libertà e la responsabilità creata dalle tecnologie digitali emergenti.

4. Imparare a collaborare “virtualmente”

Lavorare in team resta una costante importante. I nuovi mezzi di comunicazione ci permettono di comunicare in tutto il mondo e restare in contatto con chiunque. La tecnologia, se usata bene, può facilitarci i compiti e farci guadagnare più tempo libero.

5. Lasciarsi motivare dalla curiosità

La curiosità è quella forza inesauribile che ci spinge ad imparare cose nuove. Senza di essa non saremo motivati a trovare soluzioni migliori per noi stessi e gli altri. Possiamo avere tutte le informazioni a disposizione, davanti ai nostri occhi, ma se non siamo curiosi, se non abbiamo la voglia di apprendere o approfondire, queste mole di notizie è del tutto inutile. È la curiosità che ci permette di andare oltre e rendere il nostro lavoro più appagante.

Restare focalizzati nel mondo dell’iperconnessione

L’innovazione può massimizzare le opportunità lavorative, migliorare la nostra vita, ma è fondamentale usarla bene. Siamo ricchi di informazioni, tecnologie diverse, ma stanchi, la nostra attenzione cala, siamo nervosi. Negli ultimi anni stiamo subendo un bombardamento sensoriale che ci rende schiavi delle immagini e delle parole.

Siamo davvero noi a scegliere o stiamo diventando spettatori della nostra vita? In un mondo multitasking impariamo a concentrarci di nuovo su una cosa sola e facciamola bene. 

credits by griffon webstudios

 

Evitare il burnout e lavorare in modo più intelligente

Sentiamo spesso parlare del burnout, ossia lo stress che ci attanaglia a lavoro e che determina un logorio psicofisico ed emotivo . Un fenomeno crescente, che colpisce tutti, ci fa sentire esausti, immotivati a lungo andare, ci rallenta sempre di più. Anche le continue interruzioni che ci colpiscono continuamente ci rendono nervosi, irascibili, e abbiamo la sensazione di perdere il filo ogni volta che squilla il telefono o che qualcuno richieda la nostra attenzione. I problemi associati alla distrazione si sono così aggravati: la nostra capacità di impegnarci in un lavoro ponderato è diminuita, così come il nostro desiderio di farlo effettivamente.

credits by Clockify

Quando sentiamo quell’impellente stimolo di bloccarci per controllare le notifiche sullo smartphone, dobbiamo capire cosa ci sta succedendo e riflettere. Non è una questione di curiosità, ovviamente tranne quando aspettiamo una notizia importante, ma è un disagio interiore. Quando le cose diventano tranquille o un’attività diventa noiosa o frustrante, agganciamo i nostri telefoni. Ogni volta che ci ritroviamo a passare da un’attività all’altra prima del punto di arresto previsto, e pensiamo a cosa ci ha fatto distrarre, annotiamolo. Una volta che diventiamo consapevole di questi segnali, troviamo il modo di superarli.

Ad esempio, chiediamoci cosa potremmo fare per smettere di scorrere per ore la home di Instagram, o in che modo possiamo impedire ad altri di interromperci quando stiamo provando a concentrarci. Quando abbiamo trovato delle soluzioni vincenti, adottiamo questa tattica per restare concentrati e, di conseguenza, sentirci meglio.

Un altro modo per liberarsi dalle distrazione è quella di semplificare i compiti da svolgere. Ad esempio, per iniziare a svolgere compiti importanti e ponderati che potrebbero altrimenti sembrare difficili, suddividiamo e rendiamoli più specifici. Invece di annotare “scrivi articolo” nella lista di cose da fare, appuntiamo “ordina quattro punti elenco per l’articolo”. Invece di “analizzare rapporto”, scriviamo “identifica l’idea principale nella prima sezione del rapporto”. Se sembra facile e veloce, abbiamo maggiori probabilità di farlo.

La distrazione ci fa sentire esausti, come se non stessimo realizzando nulla anche se siamo sempre impegnati. E poiché diventa un’abitudine, quando non siamo distratti da qualcun altro, spesso ci distraiamo. Per evitare il burnout, dobbiamo riconoscere e elaborare un piano per combattere il problema in modo da poter svolgere il nostro lavoro in maniera più intelligente.

Acquisire un nuovo super potere: essere “indistraibili”

Con l’inizio di un nuovo anno e la fine di una decade, il proposito migliore da auspicarci in questo mondo sempre più veloce è uno solo: diventare indistraibili. In che senso?

Nir Eyal ha pubblicato recentemente un libro davvero interessante, “Indistractable: How to Control Your Attention and Choose Your Life”. “Indistraibili” nel 2020 significa non lasciarsi distrarre dagli stimoli, che siano interni ed esterni.

Ci lamentiamo continuamente che la tecnologia stia diventando sempre più pervasiva e persuasiva e ci lamentiamo del fatto che i nostri dispositivi sembrano manipolarci. Non riusciamo a staccarci del tutto dal lavoro, e confidiamo sulla magnanimità del nostro capo sul riconoscerci il nostro tempo libero. Tutte queste pressioni, le distrazioni dovute alle continue notifiche dei nostri smartphone, non sono necessariamente colpa nostra, ma sono nostra responsabilità. Dobbiamo imparare a gestirle, a non farci distrarre.

Cominciamo con una definizione di distrazione. Secondo l’American Psychological Association Dictionary of Psychology, la distrazione è “il processo di interruzione dell’attenzione” e “uno stimolo o un compito che distoglie l’attenzione dal compito di interesse primario”. Le distrazioni ci allontanano da ciò che vogliamo fare, che si tratti di svolgere un compito a casa o al lavoro, godersi il tempo con una persona cara o fare qualcosa per noi stessi. Se la distrazione diventa un’abitudine, potremmo non essere più in grado di mettere abbastanza impegno in ciò che stavamo facendo e questo, a lungo andare, potrebbe compromettere sia la nostra vita personale che professionale. Non è soltanto una questiona meramente lavorativa.

Non riuscire a passare del tempo con i nostri familiari e amici perchè continuamente distratti, ci danneggerà. Come pretendiamo di essere una figura di riferimento nella nostra sfera affettiva se non siamo realmente presente?

Per distrazione digitale intendiamo il continuo e ossessivo controllo dei nostri dispositivi nel momento in cui squillano, vibrano, arriva un messaggio, o una mail, anche se siamo a tavola con il nostro partner o stiamo leggendo una favola ai nostri figli prima di andare a dormire, o semplicemente ci stiamo rilassando nella vasca da bagno. Il contrario di “distrazione” è “trazione”. La trazione è qualsiasi azione che ci spinge verso ciò che vogliamo veramente. Le trazioni sono azioni fatte con intento, interesse. Qualsiasi azione, come lavorare su un grande progetto, dormire a sufficienza o fare esercizio fisico, mangiare cibo sano, prendere tempo per meditare o trascorrere dei momenti con i propri cari, sono tutte forme di trazione se vengono fatte intenzionalmente. La trazione è la conferma di ciò che vogliamo davvero, di ciò che siamo.

Credits by “Indistractable” by Nir Eyal

Cosa ci spinge alla trazione o alla distrazione?

Tutto il comportamento umano è indotto da fattori scatenanti esterni o interni. I trigger esterni sono segnali che provengono dall’esterno. Possono essere i semplici “drin” che ci spingono a controllare la nostra e-mail, a rispondere a un SMS o una telefonata. Può anche essere una mano sulla spalla di un collega, le urla di un bambino, l’arrivo di un pacco che aspettavamo da ore. Anche un oggetto può essere un fattore scatenante esterno: il nostro televisore sembra esortarci ad accenderlo per la sua semplice presenza.

I trigger interni sono segnali che provengono da noi stessi. Quando abbiamo fame, siamo spinti a prendere qualcosa da mangiare, quando sentiamo freddo indossiamo un maglione. Quando siamo stressati o soli, potremmo chiamare un amico per compagnia. I trigger interni sono perlopiù sentimenti negativi.

In cosa consiste il modello Indistractable

Con il continuo aumento e la totale accessibilità della tecnologia che ci distrae, Nir iniziò a cercare tecniche che potessero aiutare lui e altri a contrastare l’ondata travolgente della distrazione digitale. Dopo cinque anni di ricerca, ha sviluppato una struttura in quattro fasi sostenuta dalla ricerca su come diventare indistruttibili in un’epoca in cui la distrazione è sempre a portata di mano.

Troveremo sempre qualcosa che ci porterà fuori rotta. Non è che la tecnologia sia necessariamente malvagia, che ci stia fondendo il cervello o che sia dannosa. È una questione di utilizzo. Se stiamo usando la tecnologia per distrarci, senza pensarci, senza un motivo valido, ma solo per passare il tempo, questo ci impedisce di fare quello che vogliamo fare veramente. La tecnologia non è l’unica fonte di distrazione. Fare una disintossicazione digitale, sbarazzarsi del proprio telefono, non funziona. Ci abbiamo provato. Per essere veramente “indistrattibili”, dobbiamo capire i trigger interni più profondi, quelli che ci spingono alla distrazione.

1. Trigger interni

Per superare le distrazioni, dobbiamo capire cosa guida i nostri comportamenti, per esempio cosa ci spinge a guardare il telefono o aggiornare le mail. La causa principale è il desiderio di sfuggire ad un disagio. Succede che abusiamo dei social media e dei nostri telefoni cellulari non solo per il piacere che offrono, ma perché ci liberano dal disagio psicologico.

La distrazione, quindi, è una sorta di fuga dai pensieri negativi. Quando ci rendiamo conto e riconosciamo che siamo soggetti a sentimenti negativi come la noia, la solitudine, l’insicurezza, la fatica e l’incertezza, allora possiamo decidere come rispondere, come affrontarli, senza eccedere continuamente nelle distrazioni. Non possiamo decidere come sentirci, ma questo non significa che dobbiamo vivere in balia delle nostre emozioni. Possiamo imparare a controllare come reagiamo a come ci sentiamo.

Per iniziare, possiamo cambiare il modo in cui in cattivi sentimenti possono portarci a distrarci. Studi dimostrano che ignorare i trigger interni ci farà solo del male. Resistere a un desiderio o all’impulso può innescare la ruminazione e rendere il desiderio più forte. Quando ci arrendiamo al desiderio, quella sensazione di benessere, di “pace” non fa altro che rinforzare la nostra convinzione che la strada per stare bene è quella, rinforzando così una cattiva abitudine,

Dobbiamo capire cosa c’è dietro il nostro bisogno, quando abbiamo l’esigenza di fermarci, di distarci, di allontanarci da ciò che stiamo già facendo. Trovare il grilletto interno che ci spinge a farlo.Ci sentiamo arrabbiati? Nervosi o ansiosi? Ci sentiamo poco qualificati per quel compito, magari inferiori alle aspettative di noi stessi e degli altri? Scriviamolo! questo è il consiglio del dottor Jonathan Bricker, del Centro di ricerca sul cancro Fred Hutchinson di Seattle, che ha sviluppato una serie di passi che possiamo intraprendere di fronte a una tentazione di distrazione.

Bricker consiglia di annotare quella sensazione, insieme all’ora del giorno e a quello che stavamo facendo quando abbiamo sentito quel trigger interno. Tenere un registro delle distrazioni ci aiuterà a collegare i comportamenti con i loro trigger interni. Migliore diventeremo nell’annotare i pensieri e i sentimenti che precedono determinati comportamenti, migliore diventeremo nel saperli gestire. Bricker consiglia di diventare curiosi delle sensazioni che precedono la distrazione.

La maggior parte delle persone crede che il comportamento sia guidato dal desiderio di piacere e dall’evitamento del dolore. Questo si chiama principio di piacere di Freud. Ma in realtà, tutti i comportamenti sono guidati dal desiderio di fuggire dal disagio. Tutto è collegato al dolore. Ciò significa che se tutti i comportamenti sono guidati dal desiderio di sfuggire al disagio, la gestione del tempo è la gestione del dolore. La chiave per diventare indistrattibili, è quella di padroneggiare questi trigger interni. Se non capiamo il disagio che ci spinge alla distrazione, saremo sempre distratti. 

2. Trova il tempo per la trazione

Al giorno d’oggi, se non pianifichiamo la nostra giornata, lo farà qualcun altro. Senza sapere cosa vogliamo fare con il nostro tempo, tutto è una potenziale distrazione. Per trovare il tempo per le cose che contano davvero, seguiamo questi passaggi.

a. Non scegliamo i nostri obiettivi, ma i nostri valori:

I valori sono gli attributi della persona che vogliamo diventare. Vogliamo essere un buon partner? Un bravo padre e madre? Diventare una talentuosa scrittrice? Essere più coscienzioso? Solo noi possiamo decidere quali valori sono importanti per crescere.  

b. Trasformiamo i nostri valori in tempo:

Sappiamo cosa è importante per noi. La famiglia, la salute, gli amici, ma quando si tratta di investire tempo in queste cose, tendiamo a distrarci. Non siamo all’altezza dei nostri valori perché non troviamo il tempo per loro durante la giornata.

c. Timeboxing significa decidere cosa faremo e quando lo faremo:

L’obiettivo è quello di creare un modello per come trascorrere il tempo ogni giorno. Non importa cosa, ma dobbiamo fare ciò che abbiamo pianificato di fare. Una cosa che capita a tutti è quella di credere di trascorrere pochi minuti sui social media ma intanto è passata un’ora e abbiamo perso solo tempo ed energie, sentendoci frustrati. Dobbiamo fare una scelta, decidere il tempo da dedicare ad ogni area di nostro interesse. Soprattutto trascorrere del tempo con le persone care, che sia guardare una serie tv sul divano, andare al cinema, o fare una passeggiata. Le persone più importanti della nostra vita meritano di meglio che il tempo rimanente della nostra giornata. Quindi, creiamo un modello di calendario settimanale per la nostra settimana perfetta.

3. Hack Trigger esterni posteriori

Le aziende tecnologiche utilizzano trigger esterni per attirare la nostra attenzione. I suoni dei nostri dispositivi spesso ci distraggono allontanandoci da ciò che vogliamo veramente fare. Potremmo provare a ignorare quei trigger, ma la ricerca mostra che ignorare una chiamata o un messaggio ci distrae comunque. Tuttavia, non tutti i trigger esterni sono distrazioni. Se utilizzati per aiutarci a svolgere le attività, possono ricordarci di fare ciò che abbiamo pianificato.

L’approccio giusto è chiederci se il trigger esterno ci sta servendo o se siamo noi a servire lui. Lo smartphone, che si tratti di rimanere in contatto con la famiglia, spostarsi in città o ascoltare audiolibri, è diventato indispensabile. Può anche essere un importante fonte di distrazione, ma possiamo gestirlo diversamente, in modo utile.

Disinstallare le app che non ci servono più, avere quelle ci potrebbero distrarre, come i social media e YouTube, sul pc invece che sullo smartphone, o spostarle dalla schermata principale. Modificare le impostazioni di notifica per ciascuna app per assicurarci che solo quelle utili possano inviarci dei segnali.

4. Prevenire la distrazione con patti

Infine, l’ultimo passo per diventare “indistraibili” è prevenire la distrazione con dei patti. Questa tecnica prevede di stabilire un pre-impegno ed evitare di farci distrarre da ciò che stiamo facendo. Sono decisioni che prendiamo con largo anticipo rispetto alle tentazioni che sappiamo potrebbero arrivare. Esistono tre tipi di patti:

Un patto di sforzo comporta un aumento dello sforzo richiesto per fare qualcosa che non vogliamo fare. L’aggiunta di ulteriori sforzi porterà a chiederci se una distrazione vale davvero la pena.

Un patto di prezzo richiede una ricompensa/perdita di denaro. Se ci atteniamo al comportamento previsto, ci teniamo i soldi. Se veniamo distratti, li perdiamo. Una sorta di scommessa con noi stessi.

Un patto di identità è un altro modo per cambiare la nostra risposta alle distrazioni. L’immagine che abbiamo di noi stessi ha un profondo impatto sul nostro comportamento. Assumendo una nuova identità, ci autorizziamo a prendere decisioni basate su chi crediamo di essere. Chi si considera vegetariano, per esempio, non mangerà carne e non gli peserà, perchè così si definisce. Per diventare “indistraibile”, dobbiamo smettere di dirci che siamo una persona con una “scarsa capacità di attenzione” e invece dirci: “Sono indistraibile”. Se ci diciamo che siamo una persona che è facilmente distratta, diventa istantaneamente vero. Tuttavia, se riteniamo di essere indistrattibile, non dovrebbe poi essere difficile diventarlo, perchè ci autorizziamo a comportarci in quel modo, essendoci definiti così e avendo a cuore l’immagine che stiamo costruendo di noi stessi. Dobbiamo autodeterminarci e rispettarci.

Credits by “Indistractable” by Nir Eyal

Source: marketing

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