La P di Prezzo

Quando arriviamo alla P di prezzo, be’, abbiamo esaurito le forze. O lasciamo volentieri il compito al controllo di gestione, è un numero dopotutto. Costo più margine, e via. Oppure “quanto costa il nostro competitor”? Ci mettiamo un 9 finale e il gioco è fatto. Non che il nove non funzioni, anzi, ma è importante capire come e cosa mettere davanti a quel nove.

In realtà il prezzo comunica un posizionamento, e perfino il valore stesso. E ancora, un ancoraggio per eventuali sconti. Insomma non è da prendere come un compito routinario.

Leggevo questo articolo che si domandava perché tutti i servizi di streaming costino 9.99 al mese: un altro effetto gregge mica da ridere. C’è da dire che il primo che pianta la bandierina ha il vantaggio della prima mossa (Netflix) e gli altri in un modo o nell’altro, essendo appunto confrontati con il primo, devono adeguarsi.

C’è da dire però che anche l’effetto all-you-can-eat, che differenziò così tanto Netflix all’inizio, ora può non essere più differenziante e ideale per allargare ancora a segmenti di persone differenti, e in un mercato con un’offerta così vasta in cui non è possibile che tutto il mercato si abboni a tutto.

Oggi che puoi accedere a molteplici piattaforme on-demand cominci a pensare che non potrai vedere tutto, e che ci sarà un sacco di valore sprecato nel tuo abbonamento. All’inizio dell’on demand, invece, la formula all-you-can-eat giocava proprio su questo, sul fatto che il rapporto valore/prezzo venisse applicato mentalmente non su quanto potrò guardare realmente dato il mio tempo, ma su di un tempo infinito. Uscivamo dall’era di Sky, in cui ogni canale aveva un prezzo o quasi, e volevamo essere liberi da abbonamenti e decisioni preventive. Un ottimo posizionamento, all’inizio.

Ora però è ancora così? È arrivato il momento del riflusso, del pricing alla carta, modello operatore telefonico? In effetti, per quanto mostriamo di odiare questa complessità, alla fine ognuno di noi sceglie un piano telefonico dati basato sui propri consumi, non solo sui propri timori/pigrizie (e quindi all-you-can-eat e non se parli più). Esistono segmenti e nicchie diverse. E forse allora il modello a 9.99 deve essere messo in discussione. E il pricing rimane un punto molto collegato alla strategia generale.

I servizi di streaming violano la regola numero uno in termini di prezzi / package: soddisfare le esigenze dei clienti. Gli spettatori vogliono guardare i loro programmi preferiti e ridurre al minimo il pagamento dei programmi a cui non sono interessati.

E quali sono i principali modelli di pricing nei servizi? Leggete in caso questo articolo di HBR.

Source: mini-marketing

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