Città data driven e crescita sostenibile basata sugli algoritmi: ecco come saranno le prossime smart cities

  • Il 55% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane, una percentuale che dovrebbe aumentare al 68% entro il 2050: per un’urbanizzazione sostenibile dobbiamo affidarci all’analisi dei dati
  • Ecco come l’analisi dei dati ci porterà verso un’urbanizzazione più sostenibile!

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Nel corso degli anni, l’argomento Smart City ha subito innumerevoli evoluzioni. Se in principio si parlava semplicemente di città intelligente ad alto contenuto di automazione, negli ultimi anni questo concetto si è arricchito, includendo la gestione degli spazi e delle risorse esistenti, l’integrazione delle nuove tecnologie digitali e soprattutto l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’analisi dei dati, per la creazione – in pratica – di città data driven.

Come sarebbe oggi una città, anzi una metropoli come Milano? Come si sarebbero sviluppati il centro e tutta la zona dell’hinterland?
Negli ultimi sei anni Milano, il simbolo delle città italiane di successo, è cresciuta il doppio rispetto alla media nazionale. Sembra quasi come se quest’unica città svuotasse il resto dell’Italia, attraendo le menti più brillanti, che spesso, nei propri paesi d’origine, non trovano un posto di lavoro adeguato.

È comprensibile, dunque, che questa continua crescita della popolazione abbia influito anche sui problemi relativi all’urbanistica: viabilità, gestione degli alloggi e servizi.

Da sempre l’uomo ha un rapporto problematico con le città, e da sempre le città hanno provveduto alla soluzione. Come? Traendo forza dal fatto che concentrando molte persone in un solo luogo, si ha una maggiore produzione di idee e tecnologie che favoriscono la crescita economica e il miglioramento di tutti i settori, anche dell’urbanistica.

Purtroppo però oggi si è arrivati ad un punto di non ritorno, un punto in cui non è più possibile fare affidamento sulla naturale e quasi casuale evoluzione della città.

Oggi la situazione sta cambiando rapidamente. E l’emergenza odierna ne è solo l’ennesima dimostrazione. Nel nostro futuro sempre più urbano, la tecnologia e l’analisi dei dati avranno un profondo impatto su come le città saranno costruite e su come verranno vissute.

Le città data driven

Entro il 2050, il 66% della popolazione mondiale vivrà in aree urbane, con una concentrazione massima – circa 2,5 miliardi e mezzo di persone – in Cina e in Africa.

L’aumento della popolazione urbana metterà a dura prova le infrastrutture, come i trasporti pubblici e i sistemi fognari. Questo significa che l’analisi dei dati sarà fondamentale per rendere le città più efficienti ed efficaci. La prossima generazione di urbanisti dovrà, dunque, essere a proprio agio con l’uso di avanzati algoritmi di simulazione.

Secondo Kent Larson, direttore del gruppo City Science del MIT Media Lab, la pianificazione urbana consiste, innanzitutto, nella raccolta e nell’analisi dei dati. Larson è stato un architetto per più di 15 anni, prima di iniziare la sua ricerca sulla profonda relazione tra design e urbanistica classica e in questi anni è giunto alla conclusione che i dati siano destinati a portare la pianificazione urbana in una nuova era.

Sarà proprio l’analisi dei dati raccolti oggi, integrati in sistemi in grado di prevedere l’impatto degli interventi proposti, a diventare un fattore chiave per il futuro della pianificazione urbana.

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Un approccio “anti-disciplinare” alla pianificazione urbana

Larson sa che i dati da soli non sono sufficienti. Ha individuato tre orientamenti nell’urbanistica moderna: uno politico, uno tecnologico e uno volto al design.

Gli urbanisti orientati alla politica credono che le persone rispondano meglio agli incentivi statali; i tecnocrati credono che ogni questione possa essere risolta attraverso un’ingegneria superiore; gli urbanisti più orientati al design pensano invece che il tutto ruoti intorno al gusto estetico.

Tutte e tre le prospettive hanno valide opinioni su come le città dovrebbero funzionare correttamente, ma ognuna di esse ha, evidentemente, dei limiti. Si potrebbe pensare a questo punto che sia necessario un compromesso, ma per Larson è auspicabile piuttosto un approccio “anti-disciplinare”.

Secondo Larson, infatti, multidisciplinare significa far lavorare insieme diverse discipline. Quello che va fatto, invece, è eliminare definitivamente il concetto di disciplina, rompendo le barriere, dando vita ad una vera e propria magia.

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Una magia che porterà verso città non solo intelligenti, ma anche più eque, accessibili ed efficienti. Gli urbanisti in grado di fondere la tradizione con strumenti all’avanguardia, creeranno comunità più resistenti, capaci di rispondere dinamicamente alle sfide sociali, tecnologiche ed economiche che dovremo affrontare in futuro. Come afferma Larson:

“Oggi, gli urbanisti usano strumenti obsoleti, sviluppati a metà del secolo scorso, le città, invece, sono il futuro. Sviluppare un nuovo modello urbanistico basato su tecnologie emergenti è un imperativo sociale, necessario per affrontare le grandi sfide della nostra era, dall’uguaglianza sociale al cambiamento climatico”.

L’urbanizzazione sostenibile è la chiave per il futuro

Comprendere le tendenze chiave dell’urbanizzazione che potrebbero svilupparsi nei prossimi anni è, secondo le Nazioni Unite, cruciale per l’attuazione dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, compresi gli sforzi per forgiare un nuovo quadro di sviluppo urbano.

Man mano che il mondo continua a urbanizzare, lo sviluppo sostenibile dipende sempre più dalla riuscita gestione della crescita urbana, in particolare nei paesi a basso e medio reddito in cui si prevede che il ritmo dell’urbanizzazione sia il più veloce. Molti paesi si troveranno ad affrontare sfide per soddisfare le esigenze delle loro crescenti popolazioni urbane, anche per l’edilizia abitativa, i trasporti, i sistemi energetici e altre infrastrutture, nonché per l’occupazione e i servizi di base come l’istruzione e l’assistenza sanitaria.

Sono necessarie politiche integrate per migliorare la vita degli abitanti delle aree urbane e rurali, rafforzando nel contempo i collegamenti, basandosi sui loro legami economici, sociali e ambientali esistenti. Per garantire che i benefici dell’urbanizzazione siano pienamente condivisi e inclusivi, le politiche per la gestione della crescita urbana devono garantire l’accesso a infrastrutture e servizi sociali per tutti, concentrandosi sulle esigenze dei poveri delle città e di altri gruppi vulnerabili per l’edilizia abitativa, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, lavoro dignitoso e un ambiente sicuro.

In questo quadro l’analisi dei dati, siamo sicuri, giocherà un ruolo cruciale per ottenere un’urbanizzazione non solo più ordinata ma soprattutto più sostenibile per l’uomo e per l’ambiente.

Source: marketing

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