La crescita di Tesla, tra vantaggio tecnologico e politiche green

a cura di Thomas Ducato, giornalista di Impactscool

 

  • Secondo un rapporto su alcune componenti, Tesla avrebbe un vantaggio tecnologico di 6 anni sui concorrenti
  • Il mercato dell’auto sta provando ad adattarsi al cambiamento ma la strada potrebbe essere lunga e complessa
  • Per i suoi utenti Tesla è molto più di un’auto: chi la sceglie non torna indietro
  • Il 5G potrebbe spingere verso la guida autonoma. Prima però, ci sono aspetti etici e normativi da affrontare

 

Al netto degli ultimi sviluppi dell’emergenza Coronavirus, la crescita di Tesla pare inarrestabile. La casa automobilistica di Elon Musk ha chiuso il 2019 mettendo a segno il miglior trimestre di sempre e ha raggiunto, nell’arco dell’anno, quota 367.500 vetture consegnate, in crescita del 50% rispetto al 2018. Sono tanti i fattori che hanno contribuito a questo risultato, dal livello tecnologico dell’azienda alla maggiore sensibilità della popolazione verso la tematica ambientale, che sta contribuendo all’accelerazione della conversione all’elettrico da parte degli automobilisti. Inoltre, c’è il tema della guida autonoma (anche se per il momento dovremmo definirla assistita), che potrebbe beneficiare in modo importante delle reti 5G e potrebbe spingerci verso un nuovo modo di vivere la mobilità.

Tesla sta propiziando una rivoluzione nel mercato dell’auto: quali sono i fattori di cambiamento? Ma soprattutto, siamo pronti?

 

Un successo costruito sulla tecnologia

Qualcuno ha attribuito i risultati ottenuti da Tesla a un’ottima strategia di marketing e alle grandi capacità di storyteller del suo CEO e fondatore Elon Musk. È innegabile che ci sia anche questo dietro al successo della casa americana, ma c’è anche molto altro. La capacità di innovare di Tesla è, dalla sua fondazione nel 2003, una delle caratteristiche chiave dell’azienda, che le ha permesso di attrarre investimenti e conquistare una leadership difficile da intaccare, anche dai colossi del settore. Basti pensare che aziende come Toyota e Volkswagen, che vendono ogni anno 10 milioni di auto, sul piano dell’innovazione sono ancora distanti dalle vetture di Musk.

L’editore Nikkei Business Publications sostiene che l’elettronica di Tesla abbia addirittura 6 anni di vantaggio rispetto a quella delle concorrenti. È il risultato di un rapporto realizzato dallo stesso editore, che ha evidenziato le profonde differenze di progettazione e utilizzo di sistemi tecnologici tra Tesla e i concorrenti. Secondo gli ingegneri che hanno curato il documento alcune componenti, come l’hardware che gestisce i sistemi di ausilio alla guida, potranno essere presente sui modelli degli altri costruttori non prima del 2025. Un vantaggio competitivo enorme che trova origine in scelte strategiche ben definite: Tesla ha creato il suo successo sull’innovazione e il motore elettrico, rendendo potenzialmente obsoleto il mercato dell’auto come lo conosciamo oggi. E le grandi aziende del settore non possono ancora permettersi questa rivoluzione sotto diversi punti di vista.

 

L’uragano Tesla e il mercato dell’auto

La crescita di Tesla e l’aumento della fetta del mercato dell’elettrico, complice un maggior interesse verso le tematiche ambientale, obbliga anche le case automobilistiche storiche a rivedere le proprie strategie. Ma le loro possibilità economiche e la conseguente capacità di innovare in poco tempo, spingono a credere che il motivo del ritardo non sia solo di tipo tecnologico: l’utilizzo su larga scala di sistemi elettronici tipo quelli di Tesla ridurrebbe drasticamente il numero di centraline elettroniche in auto, con effetti catastrofici su moltissimi fornitori delle grandi case e sui loro dipendenti.
Oggi, però, il mercato inizia a risentirne e il caso della Germania in questo senso è emblematico: alla fine del 2019 prima Audi e in seguito Daimler, la casa madre della Mercedes, hanno annunciato il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro.

Secondo l’opinione di analisti ed esperti i costruttori tedeschi stanno iniziando a pagare i ritardi nello sviluppo della mobilità green e la mancata capacità di prevedere in anticipo la volontà dei consumatori di convertirsi all’elettrico. La mobilità green è un trend ben avviato, come confermato anche dai dati sulle vendite del 2019 dove in Germania si è registrato un +75% di nuove immatricolazioni di auto a motorizzazione alternativa, dato che a livello europeo si è attestato al +41%. E il 2020 è iniziato sulla scia del precedente con un incremento sensibile delle vendite di auto elettriche pure.

Se ne è accorta la General Motors, che da qualche settimana ha presentato la sua strategia per i veicoli elettrici, con l’obiettivo di comunicare a clienti e investitori quanto sia decisa ad abbracciare l’elettrico nel prossimo futuro.

Ma qualcuno non sembra essere pronto: Audi, a fine febbraio, ha annunciato di aver interrotto la produzione del suo SUV E-Tron per risolvere i problemi di produzione, compresi quelli legati alla fornitura di batterie, sottolineando le difficoltà che le case tradizionali affrontano per potenziare la loro gamma elettrica. Volkswagen, dal canto suo, ha annunciato che investirà 60 miliardi di euro entro il 2024 per sviluppare l’auto del futuro, attraverso ibridizzazione, mobilità elettrica e digitalizzazione.

La sfida a Tesla, dunque, è stata lanciata e possiamo dire che Elon Musk l’ha raccolta e ha rilanciato: ha scelto (non a caso) l’area di Berlino per costruire la sua prima fabbrica europea.

 

Molto più di un’auto per i suoi clienti

“I possessori di Tesla non condividono solo la stessa auto, ma abbracciano una visione comune che permette di creare un forte senso di appartenenza. Chi sceglie Tesla difficilmente torna indietro”. Sono le parole di Federico Lagni, Fondatore e Presidente di Tesla Club Italy, associazione no profit indipendente rispetto alla casa automobilistica, che riunisce attorno a sé persone da tutta Italia: una vera e propria community, nata con l’obiettivo di informare sul mondo dei motori elettrici e sensibilizzare le persone sulla mobilità green.

Si tratta del primo club Tesla in Italia e tra i primissimi al mondo, fondato circa 10 anni fa quando l’azienda di Musk muoveva i suoi primi passi sul mercato. “Tesla ha preso un foglio completamente bianco e ha iniziato a costruirci sopra un progetto – ci ha spiegato -. È questo uno degli aspetti che attrae di Tesla: nonostante sia una casa giovane è riuscita in poco tempo a creare un qualcosa di completamente nuovo e i risultati le stanno dando ragione. Dall’altro lato i clienti apprezzano moltissimo gli obiettivi di Tesla sul fronte ambientale e la maggiore sensibilità verso queste tematiche sta contribuendo alla sua crescita, anche se non è l’unica ragione”. A chi critica le auto elettriche perché utilizzano energia prodotta da fonti non esclusivamente pulite, Lagni risponde: “È vero, ma anche considerando ciò, un’auto elettrica è di gran lunga più sostenibile rispetto ad un’auto endotermica, visto che, ricordiamolo, oltre la CO2 (che comunque un’auto elettrica non emette) un altro aspetto fondamentale è l’emissione di polveri sottili nell’aria che respiriamo. Le auto elettriche permettono di ridurre l’inquinamento, è un grande successo”.

Ma la missione di Tesla, secondo la community italiana, va oltre la sostenibilità: “Alla base del progetto – prosegue Lagni – parte da diverse necessità: non solo quella di limitare l’inquinamento, ma anche garantire la sicurezza. Grazie alla tecnologia sta cercando di risolvere una serie di problemi”.

 

Performance delle batterie e smaltimento

Le batterie sono oggi considerati uno dei grandi limiti per la diffusione su larga scala del mercato elettrico: l’autonomia limitata spinge gli automobilisti verso un nuovo modo di vivere il viaggio, da organizzare in funzione della necessità di caricare l’auto. Inoltre, proprio il costo delle batterie incide in misura importante sul prezzo. Per questo Tesla ha deciso di lavorare molto su questa componente, con l’obiettivo di produrne di più economiche, sostenibili ed efficienti. Nel frattempo un primo passo verso un miglioramento delle prestazioni è stato annunciato da Musk attraverso Twitter, suo canale preferito: è in arrivo un aggiornamento software Over-The-Air, quello di gestione della carica, che aumenterà l’autonomia di Model S e Model X.
Ma guai a considerarla come un’auto con cui non si può viaggiare: “Un’analisi che abbiamo fatto nel 2017 su circa 50 possessori di Tesla – prosegue Lagni – ha dimostrato come questa sia a un’ auto anche per lunghe percorrenze: la media dei chilometri percorsi durante un anno è di 52mila, un dato decisamente elevato. Il campione è piccolo ma è già indicativo e con queste cifre il risparmio economico diventa considerevole”.

L’altra perplessità è legata allo smaltimento di queste batterie: hanno una vita media di 8-10 anni e rappresentano un rifiuto molto inquinante, infiammabile e quindi pericoloso. Potremmo dunque trovarci con meno emissioni, ma tra circa un decennio potremmo avere un nuovo problema da affrontare. Un brevetto italiano, però, potrebbe permettere di riciclare le componenti delle batterie a ioni di litio esauste, con benefici non solo per l’ambiente ma anche economici dato che si tratta di materiali molto costosi, la cui estrazione ha anche un costo sociale molto elevato.

 

Il futuro della mobilità intelligente e le reti 5G

Non sono elettrica e green, ma anche tecnologica e “intelligente”. Il sistema di guida assistita di Tesla offre già oggi prestazioni ben al di sopra rispetto a quelle dei competitor.

Tutto questo potrebbe fare un ulteriore scatto in avanti grazie alla diffusione delle reti 5G. “In generale – ha spiegato a Impactscool Magazine Roberto Riggio, a capo dell’unità Wireless and Networked Systems del centro di ricerca CREATE -NET di FBK – il 5G non porterà solo a una connessione più veloce ma è un vero e proprio cambio di paradigma, non una semplice evoluzione. Aprirà la strada a servizi che erano prima impensabili. Il parallelo che si può fare è con l’arrivo del 3G, che ha permesso la diffusione degli smartphone e del video streaming. Il 5G, oltre a portare un’evoluzione di questi servizi di base, consentirà la nascita di nuovi servizi avanzati e verticali, specifici ad esempio per l’industria 4.0 o il settore automotive. Oltre alla maggiore capacità della rete, il 5G offre la possibilità di supportare servizi e applicazioni che vengono chiamati a bassa latenza e alta affidabilità: una rete che può rispondere in pochi millisecondi a diverse esigenze, come quelle che arrivano da auto autonome e intelligenti, che potranno condividere informazioni in tempo reale e creare una visione dettagliata di quello che accade intorno a loro”.

Riggio, con la Fondazione Bruno Kessler, è coinvolto nel progetto 5G Carmen, finanziato attraverso il programma Horizon 2020 con 18,5 milioni di euro, che ha l’obiettivo di testare la mobilità autonoma e connessa nel corridoio Monaco-Bologna. “Il progetto – ci ha spiegato – coinvolge diverse realtà industriali e enti di ricerca ed è stato il primo progetto dedicato al 5G che sarà transnazionale (è partito a fine 2018 e proseguirà fino a fine 2021 nrd).

L’obiettivo è quello di validare le reti cellulari di quinta generazione in un contesto automotive, per realizzare casi d’uso innovativi legati alla mobilità connessa. Il progetto riguarderà sia vetture a guida autonoma, in cui il 5G sarà a supporto della macchina per fornire informazione e migliorarne le prestazioni, sia quelle non autonome, toccando ambiti come la sicurezza e il soccorso stradale”.
In questo senso si va verso una mobilità collaborativa, in cui le auto si parlano tra loro, comunicano attraverso sensori e dati, e garantiscono una maggiore efficienza e funzionalità della mobilità

Restano però da affrontare una serie di questione di natura etica e legale, come dimostrano le polemiche ancora vive e accese legate all’incidente che ha coinvolto una Tesla con guida assistita attiva nel 2018 e che ha portato alla morte di un uomo.

“Il fatto che una macchina diventi un agente autonomo, – ci ha detto Cristina Pozzi, CEO e Co-founder di Impactscool – un oggetto in grado di muoversi senza istruzioni precise, ma reagendo al contesto, ci pone di fronte a un tema di responsabilità e sicurezza enorme. E anche se i dati ad oggi in nostro possesso mostrano che le auto a guida semi-autonoma che esistono sul mercato hanno meno incidenti per kilometro percorso, resta il fatto che non possiamo deresponsabilizzare gli esseri umani addossando le colpe di un errore alle macchine. Per questo in Europa è stata istituita una vera e propria personalità giuridica per le macchine – Electronic Personhood – che ci metta in grado di garantire il giusto quadro legale (e etico anche se le due cose non coincidono) e di stabilire doveri, diritti e responsabilità dei soggetti coinvolti, con trasparenza.”

Source: marketing

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