Sono le tecnologie le armi per combattere il Covid-19

  • Il Covid-19 è stato definito come una guerra contro un nemico invisibile
  • Se per batterlo definitivamente servono terapie o un vaccino, possiamo gestirlo e limitarlo con la tecnologia
  • In questa lotta, intelligenza artificiale, robotica e stampa 3D sono le tecnologie in prima linea

a cura di Thomas Ducato, giornalista di Impactscool

L’uomo convive da sempre con l’incubo delle guerre, che ha affrontato con gli strumenti più efficaci per il suo tempo e a seconda dell’avversario che doveva sconfiggere: dalle lance all’arco con le frecce, dalle prime armi di rame fino alle spade forgiate con materiali sempre più resistenti, dai primi carri da guerra a quattro ruote ai carri armati, dai primi fucili alle moderne armi da fuoco.
L’emergenza del Covid-19 è stata definita da molti come una guerra contro un nuovo nemico, pericolosissimo e difficile da fronteggiare perché invisibile. Se per batterlo definitivamente servono tempo e un’arma che non è ancora stata inventata (con ogni probabilità un vaccino), per il momento dobbiamo essere in grado di studiarlo, prevedere le sue prossime mosse e vincere tante piccole battaglie quotidiane.

Per farlo abbiamo a disposizione una serie di strumenti tecnologici che, anche se esulano dalla concezione tradizionale del termine, potremmo definire un vero e proprio arsenale: big data, intelligenza artificiale, robot, droni, stampanti 3D e altre ancora. Come queste tecnologie sono impiegate nella lotta al Covid-19?

 

Big data: il potere delle informazioni per combattere la pandemia

A inizio anno Google ha fatto molto parlare di sé a causa di una mail inviata agli utenti dell’applicazione di navigazione Maps, in cui si presentava un report dettagliato degli spostamenti degli individui durante l’intero 2019, con un livello di precisione a dir poco disarmante. Come dei moderni Pollicino abbiamo cosparso il nostro cammino di briciole, che Google ha raccolto, archiviato e ci ha mostrato pensando di farci un regalo. È solo un piccolo esempio della grande quantità di informazioni che, ogni giorno, seminiamo in rete e che possono rivelarsi strumenti importanti per affrontare diverse situazioni.

Nel caso dell’emergenza del Covid-19, per esempio, proprio i dati sulla mobilità sono stati utilizzati da alcuni Paesi per tracciare gli spostamenti delle persone infette, provando così ad anticipare l’evoluzione della diffusione della pandemia. In Cina, dove le normative sulla privacy sono meno stringenti rispetto all’Europa, il governo ha lanciato un’app che permette ai cittadini di sapere se hanno avuto contatti con un soggetto risultato positivo e, quindi, se sono a rischio contagio.
Ma a volte le informazioni, in particolare se relative a campioni così vasti e situazioni eterogenee, sono inutili e prive di significato se non riusciamo ad estrarne valore. Ed è qui che entra in gioco un’altra tecnologia.

 

Analizzare le informazioni: dalla gestione dell’emergenza alla ricerca

L’appuntamento delle 18.00 con la diretta della Protezione Civile è diventato un appuntamento fisso per molti italiani. Come con bollettino di guerra, aspettiamo con ansia i numeri aggiornati per sapere quanti sono stati i nuovi contagi, quanti i ricoveri, i decessi e, per infondere una nota di speranza, quante le persone guarite. Ma quale significato hanno queste informazioni? In che modo possono rivelarsi utili per combattere il Covid-19?

I dati devono essere analizzati, compresi e interpretati, per poterne ricavare indicazioni sull’efficacia delle misure adottate o supportare i decisori politici nelle loro scelte. E se i dati sono troppi o complessi, in soccorso degli esperti viene l’intelligenza artificiale.
Questa tecnologia, durante l’emergenza, è stata utilizzata a diversi scopi: per studiare i dati ottenuti dai centri di ricerca di tutto il mondo, per metterli a fattor comune nello studio di terapie e vaccini, per aiutare le persone ad effettuare in modo autonomo un primo screening dei sintomi attraverso dei chatbot dedicati, in Cina addirittura per accelerare il processo di assunzione per gli operatori sanitari per verificare competenze e CV dei candidati.

Anche il tanto discusso riconoscimento facciale è stato utilizzato per far fronte alla pandemia: in particolare, in Russia, grazie a una fitta rete di videocamere questa tecnologia è stata utilizzata per individuare i trasgressori della quarantena.

 

Intelligenza artificiale e Covid: serve una collaborazione internazionale

E anche in Italia non sono mancate le iniziative come ci ha raccontato Piero Poccianti, Presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale. “L’intelligenza artificiale non ci salverà, saranno ricercatori e medici a farlo. Ma l’AI può darci una mano e alcune dimostrazioni già le abbiamo: ci sono moltissime proposte e attività in questo momento. Non solo le applicazioni per il monitoraggio di cui abbiamo sentito parlare, ma anche iniziative per favorire la ricerca: in particolare c’è un database aperto che raccoglie 29mila articoli scientifici, arricchito da sistemi di AI che permettono di creare correlazioni”.

Il supporto che può offrire l’intelligenza artificiale non è solo legato al controllo, ma anche alla diagnostica e all’assistenza: “In Africa o in altri Paesi con un sistema sanitario meno efficiente – prosegue Poccianti – sistemi di intelligenza artificiale permettono di effettuale una prima diagnosi in modo autonomo, registrando alcuni dati o ‘ascoltando’ il suono del respiro. Oggi, per il Covid, potrebbero offrire supporto a quei pazienti che non sono ricoverati ma che non possono nemmeno usufruire del supporto del medico di base per limitare il rischio di contagio: stanno nascendo molti nuovi strumenti in grado di monitorare a distanza tutta una serie di parametri: pressione, temperatura, grado di ossigeno nel sangue, segnalando un’eventuale situazione di pericolo. Ci sono molte cose che siamo in grado di fare o che stiamo già facendo e molte altre che potremmo fare in futuro”.

E anche per quanto riguarda le Pandemie del domani l’AI potrebbe aiutarci, grazie alle informazioni raccolte nel presente: “Dobbiamo capire come è nato e perché si è sviluppato e diffuso in questo modo. Dobbiamo usare questa grande mole di dati per capire cosa è successo, le origini del virus e che cosa potrebbe accadere in futuro”. In questo momento di grave emergenza la parola d’ordine deve essere collaborazione. “Tutta la comunità europea dell’intelligenza artificiale ha, oggi più che mai, il dovere di mettere a disposizione e condividere competenze, realizzazioni già sviluppate e pronte, progetti a breve, medio e anche a lungo periodo per il futuro e il benessere dell’intera popolazione mondiale”, conclude Poccianti.
E, in questo senso, ci sono già dei risultati concreti: grazie al supporto e allo sforzo di CLAIRE, il più grande network al mondo per la ricerca sull’intelligenza artificiale, ci sono già molti ricercatori che, su base volontaria, hanno deciso di mettere a disposizione le loro capacità e competenze a titolo completamente gratuito.

 

Droni in divisa e robot in corsia

Il controllo “tecnologico” non passa solo dall’intelligenza artificiale ma anche dai droni, ampiamente utilizzati nel mondo per trovare le persone che eludono la quarantena, ma anche per disinfettare le strade o inviare degli avvisi sonori alle persone che incontrano sul loro cammino.

Non solo robot volanti, ma anche in corsia: molti ospedali si sono avvalsi del supporto di dispositivi in grado di monitorare i pazienti ed evitando così a medici e infermieri un’ulteriore esposizione al rischio di contrarre il Covid-19. Dal 27 marzo anche l’ospedale di Circolo di Varese ha “assunto” sei nuovi dipendenti robotici: grazie ad alcune telecamere registrano la saturazione dei pazienti, la frequenza cardiaca, quella respiratoria e la pressione arteriosa, permettendo anche la comunicazione a distanza in tempo reale con medici e infermieri, tramite microfoni incorporati.

 

Velocità ed efficienza: la stampa 3D esce allo scoperto

Se si cerca stampa 3D su un tradizionale motore di ricerca e si filtra per immagini, probabilmente ci troveremmo di fronte molti oggettini di discutibile utilità. Questo è uno degli esempi di come la stampa 3D sia spesso stata sottovalutata dai non addetti ai lavori, che non avevano gli strumenti per coglierne il vero potenziale. Ma l’emergenza del Covid-19 ci restituisce una tecnologia “nuova”, almeno sul piano dell’immagine pubblica.

“Era il 13 marzo 2020 – racconta Massimo Temporelli, imprenditore, divulgatore e Presidente di The FabLab – quando ho ricevuto una telefonata. Era la direttrice del Giornale di Brescia, con cui collaboro da anni per la diffusione della cultura dell’industria 4.0 e la divulgazione delle nuove tecnologie nelle scuole, che mi racconta come l’ospedale di Chiari le avesse comunicato che stavano per finire delle valvole per i respiratori e che non riuscivano a effettuare nuovi ordini. Ricordandosi delle nostre chiacchierate passate sulla stampa 3D mi invia una foto di queste valvole chiedendomi se fossero stampabili”. Quella foto ha fatto il giro del mondo e ha dato vita a qualcosa di incredibile.

“Ci siamo attivati e grazie a Isinnova, azienda bresciana che ha realizzato il progetto 3D e un prototipo subito validato, in un solo giorno erano già pronte 100 valvole che hanno sostituito quelle originali, facendo sopravvivere tanti pazienti in diverse città”. Ed è proprio questo il grande valore di questa tecnologia, la possibilità di trasferire facilmente un progetto in tutto il mondo e di stamparlo ovunque, trasformando internet in un canale di distribuzione.
“Per l’Europa e l’Italia, ricca di piccole e medie e imprese, – ha detto Temporelli – la stampante 3D ha un presente e avrà un futuro enorme. Come è stato dimostrato con queste valvole si possono creare dei prodotti in tempo reale, con diversi materiali e in modo personalizzato, trasferendo il file di progetto in tutto il mondo. Abbiamo però di fronte una serie di sfide, non solo tecnologiche ma anche culturali”. Sicuramente con il ruolo svolto nell’emergenza un piccolo passo in avanti è già stato fatto.

 

Un’eredità da custodire, per anticipare scenari futuri

Le tecnologie sopra citate sono le armi che stanno avendo un ruolo più centrale nella lotta alla pandemia, ma non sono le uniche di cui disponiamo all’interno del nostro arsenale. La realtà virtuale è stata utilizzata come terapia per superare l’ansia da quarantena in alcuni pazienti con particolari disturbi, mentre altre tecnologie, come la blockchain, potrebbero trovare in questa emergenza l’opportunità per svilupparsi e crescere.

Ma quando tutto questo sarà finito, ci auguriamo presto, dobbiamo custodire gelosamente l’eredità tecnologica dell’emergenza e provare a utilizzarla a nostro vantaggio.
Innanzitutto per conoscere e scoprire le tecnologie, in modo da sfruttarne a pieno il potenziale indipendentemente dalla lotta alla pandemia.
In secondo luogo per riflettere sulle implicazioni e i possibili rischi, a partire dalla privacy, per non considerare delle misure prese in una situazione di crisi come nuova routine.
Infine, per anticipare il futuro. Perché potremmo avere altri rischi da fronteggiare e abbiamo la possibilità, ma anche il dovere, di farci trovare pronti.

Source: marketing

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