Turismo post-Covid: cosa può fare chi opera nel Travel?

  • Il mondo sta cominciando a riaprire dopo il Coronavirus, ma il turismo fatica a ripartire anche a causa delle incertezze che circondano il futuro, e gli operatori del settore soffrono
  • I nuovi “trend” post-pandemia vedono affermarsi turismo di prossimità, travel bubbles, interesse per luoghi meno noti e passaporti sanitari
  • Cosa possono fare gli operatori per sopravvivere e avere successo? Serve un cambiamento di tutto il settore secondo alcune parole chiave ben definite

 

Molti sono i settori sui quali l’impatto del Coronavirus lascerà il segno per un po’, ma è difficile menzionarne uno più colpito di quello turistico.

Non esiste smartworking per chi si occupa di far viaggiare le persone, non quando tutti i confini sono chiusi, i voli sono cancellati e i clienti non si possono muovere da casa.

E purtroppo non esiste neanche una facile ripresa per chi è impegnato nel turismo. Mentre i negozi riaprono e le fabbriche tornano a scaldare i motori, gli aerei a terra sono ancora tanti (riprendono timidamente il volo proprio in questi giorni). E ancora di più lo sono i viaggiatori, che vi restano per paura di quello che è successo o potrebbe succedere.

Cosa possono comportarsi quindi gli operatori del turismo in questa situazione? Come guardare al futuro quando davanti c’è solo nebbia, e le certezze di pochi mesi fa sono state spazzate via?

Abbiamo provato ad analizzare la situazione nelle sue sfaccettature e le tante proposte che si aprono per il prossimo periodo, per provare a dare qualche indicazione – specialmente per chi dipende molto dai viaggi internazionali, come tour operator e agenzie viaggi (di cui le prime speculazioni avvengono proprio in questi giorni).

 

Il mondo lentamente riapre, ma lo fa anche il turismo?

Prima di guardare al futuro, osserviamo il presente: proprio in questi giorni il mondo sta lentamente iniziando a riaprire le sue porte.

Il 3 giugno l’Italia ha rimosso tutte le frontiere interne tra Regioni e quelle esterne con l’Europa, orientandosi ufficialmente verso una fase post-Coronavirus. Così stanno facendo o faranno a breve molti altri Paesi.

Gli aerei ricominciano a solcare il cielo, e secondo Skyscanner, il celebre motore di ricerca voli, i viaggiatori a solcare il web in cerca di offerte per partire: la ricerca voli per l’ultima parte dell’anno è aumentata del 30% nelle ultime settimane, e le compagnie aeree stanno ricominciando a ricevere prenotazioni dopo essere scese quasi a zero nei mesi passati.

Crescono ovviamente soprattutto i voli domestici. Il numero di passeggeri giornalieri negli Stati Uniti è salito a 391.882 il 4 giugno, il più alto dal 22 marzo, secondo la Transportation Security Administration. Ma il totale medio giornaliero degli ultimi sette giorni è stato ancora inferiore dell’87% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.

Come ha detto l’amministratore delegato  di Airbnb Brian Chesky nella stessa intervista per Bloomberg: “la gente, dopo essere rimasta bloccata in casa per qualche mese, vuole uscire; questo è davvero, davvero chiaro”. Lo conferma Skyscanner, secondo il quale, in base a un’indagine condotta sul pool degli utenti della piattaforma, quasi i tre quarti di questi (72%) “apprezzeranno di più la libertà di viaggiare liberamente”. Due terzi (65%) dei viaggiatori ha anche affermato di “voler sfruttare meglio il proprio tempo per viaggiare”.

Ancora più interessante, stando al sondaggio sopra, l’80% una volta possibile “viaggerà con ogni probabilità verso la destinazione dei propri sogni”.

Tutte cose che fanno ben sperare per una ripresa del turismo non troppo lontana, ma che riflettono solo parzialmente la realtà dei fatti.

Perché questa realtà è fatta di notizie ambivalenti, dubbi costanti e paura per il futuro. Ogni pochi giorni escono notizie allarmistiche che vorrebbero un ritorno del Coronavirus in autunno, proprio mentre eminenti politici e medici giurano che il peggio sia passato e che il virus non sia più pericoloso.

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Difficile quindi per chi opera in un settore come questo, con la maggior parte dei viaggi che si organizzano con quasi un anno di anticipo, riprendere a operare. Si naviga a vista, per restare in tema di metafore travel; inoltre i clienti temono di investire i propri soldi e di non vedersi riconosciuti i rimborsi, come già successo.

 

Ricominceremo a viaggiare. Sì, ma come?

Non si può restare chiusi per sempre, virus o non virus. Dopotutto se davvero a livello europeo il turismo rappresenta il 10% del PIL, si tratta di numeri importanti. E soprattutto di persone, aziende, piccoli imprenditori, startupper che vi operano. Da un giorno con l’altro si ritrovano a non poter lavorare, e a non sapere se riusciranno a farlo nemmeno dopo che per il resto dei settori il Coronavirus avrà smesso di rappresentare un grosso problema per la produttività.

Perché il mondo del turismo, dei viaggi, è diverso. Specialmente quando si parla di turismo internazionale, viaggi complessi, magari di gruppo. Organizzati, dai clienti ma soprattutto dagli operatori, con molti mesi di anticipo, addirittura un anno.

Con investimenti anticipati, caparre pagate, voli acquistati prima della prenotazione ufficiale del cliente…tutti elementi che, come le tessere del domino, crollano una dopo l’altra quando succede una cosa come una pandemia. Lasciando tanti non solo senza lavoro, ma con debiti da una parte (i clienti che dovrebbero rimborsare) e dall’altra (gli operatori locali).

E quindi quando ricominceremo a viaggiare, retorica a parte, bisognerà farlo con altri presupposti. Per i viaggiatori, sì, ma soprattutto per chi quei viaggi li organizza.

Il primo aspetto da considerare cosa aspettarsi per i prossimi mesi: quali saranno le decisioni prese dai vari Paesi in fatto di turismo? Perché se l’Europa si è espressa positivamente al riaprire le frontiere interne, così non è stato per il resto del mondo, non ancora. E anche all’interno dell’Unione stessa ci sono differenze tra Stato e Stato, nonché progetti più o meno validi che potrebbero semplificare (o complicare) la vita di chi si occupa di turismo.

Tra le principali novità del turismo per l’estate 2020, ecco cosa possiamo aspettarci:

  • Una crescita del turismo locale e di prossimità. Con la maggior parte delle frontiere esterne ancora chiuse e la paura che possano tornare a farlo anche quelle interne, la maggior parte dei Paesi si sta preparando a un’estate fatta di turismo locale. Secondo Bloomberg, Airbnb ha visto più notti prenotate per le inserzioni statunitensi tra il 17 maggio e il 3 giugno 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 (quasi tutti viaggiatori domestici, ovviamente), e una simile spinta nei viaggi nazionali a livello globale.
    Questa può essere una bella opportunità per determinate nicchie di operatori turistici e per regioni molto popolate, ma è un dramma per luoghi come ad esempio Malta, che secondo le statistiche ogni anno ospita 6 turisti stranieri per ogni abitante locale.
  • Travel Bubbles. Così stanno definendo quello che sarà probabilmente il primo test di riapertura turistica per molti Paesi, dall’Europa all’Oceania: la creazione di corridoi ‘preferenziali’ tra Paesi vicini e/o con simili numeri di contagi.
  • Una crescita di interesse verso luoghi meno noti. Le destinazioni urbane sono cadute in disgrazia – perché andare a Roma se non si può entrare al Colosseo? Questo potrebbe portare a ciò che Brian Chesky, il CEO di Airbnb, chiama “ridistribuzione dei viaggi: persone che decidono di visitare luoghi fuori mano piuttosto che le solite metropoli”.
  • “Passaporti sanitari” di varia natura. Questa è controversa: la prima regione a sollevare questo tema in Italia è stata la Sardegna, e tutt’ora non è ben chiaro se e come questa pratica potrà essere portata avanti. Si tratta, in buona sostanza, di richiedere ai turisti di munirsi di una certificazione (chiaramente a pagamento) di assenza del virus tramite tampone o altra forma di analisi. In Italia il dibattito è più acceso che mai, e molti urlano all’incostituzionalità della cosa, ma nel frattempo all’estero diversi Paesi si stanno orientando in questa direzione: dall’Austria (con i test fatti direttamente in aeroporto) alle Canarie (progetto pilota di un “passaporto sanitario digitalizzato” tramite app), passando per Maiorca e altri con diverse varianti dell’idea.

Insomma, si prospetta uno scenario molto vario e in costante mutamento, giusto per non complicare ulteriormente le cose a chi si occupa di viaggi.

Non sarà un periodo facile per nessuno, questo è chiaro, ma per chi ha fatto delle vacanze il suo business sarà più difficile che mai.

Ecco quindi alcuni suggerimenti di varia praticità e immediatezza, per guardare al futuro con strategia ma anche al presente con cognizione di causa…perché per arrivarci, al futuro, bisogna sopravvivere a questo momento di crisi (e secondo le stime di Arival questa sarebbe una sfida ardua per ben il 43% degli operatori turistici se la congiuntura negativa perdurasse fino all’anno).

 

Un nuovo mondo, tanto per i viaggiatori quanto per gli operatori turistici

In base ai trend (obbligati) visti sopra, ai consigli degli esperti e a una buona dose di buonsenso applicata alla realtà che stiamo vivendo, cosa possono fare quindi gli operatori per continuare ad essere attivi e competitivi in questo mercato turistico post-Coronavirus?

Ecco alcune parole d’ordine:

Flessibilità

Le compagnie aeree sono state le prime (anche per forza) ad applicare l’approccio della massima flessibilità al viaggio. Per poter ripartire era necessario offrire maggiore sicurezza ai viaggiatori, garanzie che, in questo momento così difficile, da optional solitamente a pagamento sono diventate essenziali. Qatar Airways è stata la prima ad attivarsi con lo slogan “Travel with Confidence”, e molte altre (specialmente le non low cost) hanno seguito a ruota: modifiche illimitate a data e tratta, possibilità di convertire il biglietto in voucher aperto con varie agevolazioni e garanzia del rimborso sono solo alcune delle strategie adottare per volare, che dovrebbero diventare la norma anche a terra.

Per i tour operator e gli operatori che devono richiedere soldi anticipatamente ai clienti, offrire una “assicurazione annullamento causa pandemia” diventa davvero molto importante. Ma difficile, dato che le assicurazioni tipicamente non coprono queste circostanze (come tanti viaggiatori hanno purtroppo scoperto in questo periodo). Se la si trova, può aver senso pagare il supplemento necessario (che sarà salato) e includerlo nel pacchetto ai clienti.

Altrimenti, veniamo al prossimo punto.

 

Cambiamenti negli accordi

Il Covid ha mostrato tutta la debolezza del sistema turistico tradizionale, quello che ha dominato la scena per decenni. Il funzionamento basato su acconti ingenti versati “a garanzia” dei fornitori ha reso di fatto impossibili i rimborsi ai clienti in una situazione di pandemia e quindi provocato il fallimento di molte aziende. Per poter ripartire, l’intermediario deve essere totalmente ripensato: è necessario stabilire nuovi rapporti con i fornitori. Il cliente, per molto tempo adesso, e forse per sempre, sarà disposto a decidere solo sotto data. E si tratta di un cambiamento epocale, perché finalmente potrebbe permettere di competere ad armi pari con le piattaforme di vendita low cost”, sostiene Gianluca Zoni, co-fondatore della piattaforma per organizzare e vendere viaggi MySocialTrip.

Come? Rinegoziando i termini degli accordi con gli operatori turistici locali, che a loro volta dovranno adeguarsi per rivedere flussi turistici in arrivo; sarà necessario puntare su un turismo più veloce, organizzato con meno anticipo da una parte e dall’altra, con pagamenti fatti a poche settimane dalla data di partenza dal cliente e di conseguenza al fornitore, così che nessuno si ritrovi a sostenere più degli altri elementi della filiera il peso della carenza di cassa.

 

Viaggi diversi

I viaggi saranno per forza di cose diversi, con un diverso approccio alla decisione e prenotazione (come visto sopra). “La gente cerca voli molto più lontani nel futuro o molto più vicini al presente, non tanto all’ultimo minuto quanto all’ultimo secondo”, secondo Luca Romozzi di Sojern, una società di consulenza di viaggi.

Ma anche diversi per tipologia e destinazioni. Meno “urbani”, come abbiamo visto, e più a contatto con la natura. Probabilmente avrà grande seguito un turismo lento, attivo, alla ricerca di luoghi ameni e poco conosciuti, di esperienze locali (ma non necessariamente sociali).

 

Certificazioni

Stanno già nascendo le prime certificazioni “Covid-free”. Non per i turisti, come nel caso dei passaporti sanitari, ma per le attività turistiche.

Come le palline di TripAdvisor da appendere alla porta e mettere in bella mostra sul sito, così potrebbero sempre più essere necessarie o quantomeno utili delle certificazioni internazionali che garantiscano l’adesione a determinati standard di pulizia e sicurezza.

È quello che rappresenta il bollino verde lanciato dal World Travel & Tourism Council per destinazioni e imprese ‘pulite’. Un “marchio di sicurezza” per rassicurare i vacanzieri e far accelerare la ripresa dei viaggi in tutto il mondo, con il sostegno dell’Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite.

Potranno ottenerlo hotel, ristoranti, addirittura interi Paesi se i governi dimostreranno di rispettare rigorosi protocolli di salute e igiene.  A questo link tutte le informazioni necessarie.

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Marketing (anche “sanitario”)

Indovina indovinello? Certo, non poteva mancare. Contrariamente a quanto stanno facendo la maggior parte delle aziende travel colpite da questa catastrofe, questo non è il momento di fermare gli sforzi di comunicazione, anzi, bisognerebbe incrementarli.

Rivedere il sito web, il wording delle varie politiche di cancellazione e la SEO delle varie sezioni perché risponda alle nuove domande dei viaggiatori post-Covid: si sono aperte opportunità che prima non c’erano di raggiungere il pubblico con questi mezzi.

In un certo senso si tratta proprio di fare un nuovo tipo di marketing “sanitario”, mostrando il lato più sicuro delle proprie attività. Una strategia che alcuni Paesi stanno perseguendo attivamente: la Grecia si sta vendendo come ‘meno infettata dal Covid-19’, mentre il Portogallo si vanta delle sue meravigliose infermiere come quella che si è presa cura di Boris Johnson, il primo ministro britannico.

In generale mettere l’accento sull’igiene e la pulizia non è nulla di nuovo, ma ci eravamo forse abituati a farne una commodity, qualcosa di non particolarmente differenziante. Ecco, adesso invece lo sarà, o meglio tornerà ad esserlo.

 

Source: marketing

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